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La Terapia Fisica

Il documento di consenso della Società Internazionale di Linfologia (ISL, 2002), indica che, per raggiungere il miglior risultato, devono essere associati vari interventi terapeutici.
A tale scopo sono stati proposti programmi combinati variamente denominati dalle diverse Scuole:
Complex Decongestive Physiotherapy (CDP) da Foldi, Complex Physical Therapy (CPT) da Casley-Smith, e Decongestive Lymphatic Therapy (DLT) in un tentativo di accordo fra i vari Autori.

Al di là della diversa terminologia si tratta sempre di programmi basati su protocolli intensivi, seguiti da protocolli di mantenimento e che prevedono l’associazione di linfodrenaggio manuale, elastocompressione, cura della pelle, esercizio terapeutico ad arto bendato o provvisto di tutore elastocontenitivo; alcuni Autori, e in particolare Leduc, inseriscono nel protocollo anche la pressoterapia pneumatica.
Ognuno di questi interventi interviene in modo differente sul linfedema, ma nessuno di essi, utilizzato come monoterapia, è in grado di assicurare un risultato soddisfacente. Foldì li descrive come le colonne di un tempio greco: se solo una di esse venisse a mancare, il tempio cadrebbe rovinosamente (Foldi e Foldi, 1998).

Per cura della pelle si intende la pulizia delle ferite, delle ulcere, una giusta condotta sanitaria verso le soluzioni di continuo. Non solo, si intende anche una cura dell’elasticità cutanea e una attenzione particolare alla salvaguarda della sua integrità, mediante attenzione ai traumatismi, occasionali o provocati (manicure, giardinaggio ecc.); si intende una terapia antibiotica preventiva in caso di linfangiti recidivanti. Il DLM, qualunque sia la tecnica adottata; è indispensabile per rimuovere il liquido e le macromolecole proteiche presenti nell’interstizio; viene seguito dalla pressoterapia pneumatica (quando attuata) e dal bendaggio elastocompressivo. Con l’arto bendato, o provvisto di tutore elastico, il paziente deve inoltre effettuare semplici esercizi terapeutici.

Essi devono avere una progressione graduale di impegno, non devono essere eccessivamente intensi per non determinare un aumento del carico linfatico che superi la soglia della capacità di trasporto, devono essere abbinati a esercizi respiratori (volti a favorire, durante l’inspirazione, il ritorno venoso), devono essere eseguiti in declività, e di facile apprendimento per una loro domiciliare ripetizione.
Il trattamento presenta una fase intensiva, volta a ridurre al massimo il volume e la consistenza dell’edema, e una fase di mantenimento, volta a conservare il risultato conseguito e prevenire un peggioramento.
Nella fase intensiva, la cui durata varia da caso a caso, e che si prolunga sino al raggiungimento del miglior risultato (ma esistono studi che indicano che la maggior parte del beneficio si raggiungerebbe nei primi 10 giorni di trattamento), gli interventi vengono effettuati con frequenza giornaliera, preferibilmente con esecuzioni biquotidiana di DLM (e pressoterapia).

È da notare che la maggior parte dei Centri internazionali specializzati prevedono per questa fase un ricovero di 2-3 settimane.
La fase di mantenimento è invece inizialmente ambulatoriale.
Differisce per una cadenza bi- trisettimanale delle sedute di DLM, per l’insegnamento di tecniche di automassaggio e di autobendaggio, per l’uso regolare quotidiano del tutore elastocontenitivo, che sostituisce ora il bendaggio compressivo.
Quando il paziente ha appreso le tecniche di autocura e si è reso autonomo il trattamento può essere proseguito domiciliarmene, ma in caso di peggioramento (evenienza purtroppo frequente) sarà necessario provvedere nuovamente a qualche seduta di DLM, associata a bendaggio compressivo ed esercizio terapeutico isotonico sotto compressione.